Dicono di lei

Numerosi e qualificati critici si sono occupati dell’attività artistica di Alberta Grilanda. Incrociando le parole che hanno speso per lei nel corso delle numerose mostre, ne emerge un ritratto profondo e autentico:

Artista a tutto tondo

Artista a tutto tondo – la si è volutamente definire –” (Maria Cristina Nascosi).

Alberta Grilanda è un’artista poliedrica che ama la materia tanto da sperimentarla in tutte le sue forme attraverso la pittura, la scultura e l’incisione. Per ciascuna di queste arti padroneggia diverse tecniche, di cui ha testato le possibilità di riflessi, colori, graffiature, pieni e vuoti per capire fin a dove si può spingerne l’espressività. E così non rimane mai uguale a sé stessa pur riconoscendosi sempre la sua mano in quel suo modo inconfondibile di delineare i volti, le fisicità dei personaggi o nei segni irrequieti con cui tratteggia la natura.

Armonia di forme e colori

Tuttavia non manca mai l’armonia tra forme e colori, luci e ombre, pieni e vuoti, tanto che si può dire che:

L’incanto creato da queste opere consiste proprio nella musicalità, nell’accordo perfetto realizzato fra forma e colore, ritmo lineare e descrizione d’ambiente” (Franco Resca).

Espressività e pathos

È la carica espressiva, il pathos, che accomuna tutto il suo operato perché:

Arte significa anche raccontare. Alberta Silvana Grilanda racconta mettendoci, sempre, una parte di sé, di quell’anima generosa che tende a condividere emozioni, lettura del reale, poetica intimistica. […] Arte è racconto e condivisione. Ma Arte è anche saper guardare oltre” (Michele Govoni).

“Nelle sue opere, poesia e arte si incontrano in […] una forma poetica totale […]” (Giuseppe Marinelli)

che parte sempre dal reale per esprime un’interiorità complessa fatta di stati d’animo, emozioni forti, turbamenti e sofferenza. Per apprezzare le sue opere non ci si può fermare alla sola estetica, ma bisogna sollevare il velo di Maia, per interrogarsi sul messaggio profondo che custodiscono e che urlano nella loro espressività struggente. Con la sua poetica Alberta

[…] Conduce il visitatore fra le quinte del suo ideale palcoscenico e tutto sembra si richiami alla memoria ancestrale o immanente consentendo a chi osserva di percorrere le vie dell’immaginazione in un viaggio universale” (Antonio Caggiano) caratterizzato da “un senso quasi atavico di legame tra uomo e terra, come a voler sottolineare una sorta di “ritorno all’origine” dell’uomo così come raccontata nel libro della Genesi” (Michele Govoni). “L’opera di Alberta Grilanda si fa, così, compiuta, in un eccellente mescolarsi di anima e corpo, di fisica e metafisica, di chiaramente mostrato e di nascosto, per darci non solo gli strumenti necessari ad una lettura diversa del reale, ma anche per arricchirci, interiormente, di raffinati dettagli tecnici ed espressivi” (Michele Govoni).

Introspezione

Un’introspezione che percorre tutte le tematiche a lei maggiormente care ovvero il legame con la terra, i mestieri e il sacro.

Nella sua arte trova giusta collocazione la natura e il regno animale, intorno ad essa gravita il mondo del lavoro: artigiani, contadini, lavoratori della canapa sono creature care all’artista che le rappresenta nei momenti essenziali della loro vita; coglie in esse emozioni e sofferenze, ne evidenzia la gioia conquistata dopo le varie fatiche” (Rosaria Cosentino).

In particolare, nella rappresentazione della figura umana

la ricerca stilistica […]” di Alberta “è tesa soprattutto ad esprimere il connubio indissolubile tra la fisicità dell’uomo, e quindi l’apparenza, e la sua interiorità in una esplorazione assidua e a tutto tondo che spalanca continuamente nuove porte alla sorpresa” (Carla Baroni), mentre la riflessione sull’esistenza si fa ancora più evidente nella sua arte sacra. “[…] arte poetica, oso dire, perché tra le sue dita scorre il dolore, trasformato in materia, che viene torturata, liberata, vinta. […] E’ un viaggio attraverso la sofferenza, dove però vince sempre l’amore. La sua arte è un inno alla speranza, a un aldilà migliore, l’ingiustizia, il tormento, la vanità delle cose, tutto viene abbracciato, stretto dall’amore divino, maschile e femminile” (Caterina Costanzo).

La riflessione sulla vita, e spesso sulla sua caducità, è sempre mediata dalla

forza della costruzione simbolica” “sempre presente nei suoi lavori all’acquaforte e all’acquatinta, alla pittura, fino alla rappresentazione scultorea dove appare quella forte caratterizzazione formale abbellita esteticamente dalla dolcezza dei soggetti“. (Guido Signorini).